mercoledì 20 gennaio 2010

Sipra, dove vai? ci sei?

Da quando Maurizio Braccialarghe ha lasciato la Sipra, la concessionaria delle reti tv Rai è senza un amministratore delegato. Si attende il decadimento del CdA in primavera e a quel punto si rinnoverà tutto (forse). In una situazione in cui nel 2009 la perdita per Rai legata alla raccolta si aggira intorno al 17% e in cui dalle parti di Segrate/Cologno Monzese non si sta molto meglio, leggendo del presumibile prossimo taglio del 15% sugli investimenti per le reti del biscione, il solito immobilismo parastatale non contribuisce a presagire un futuro roseo per la Sipra. Leggevo che anche i Centri Media si stanno lamentando della totale mancanza di referenti autorevoli in Sipra e, diciamolo pure, a pensare male si sbaglia ma forse ci si azzecca. Nel senso che sembrerebbe che le due principali concessionarie tv percorrano come al solito lo stesso binario, come se avessero lo stesso capotreno.
Se qualcuno ha tempo e voglia si vada a sentire le sedute della commissione di vigilanza Rai che si tengono tutte le settimane più o meno (si trovano sul sito della Camera o su Radio Radicale). Sono illuminanti e fanno capire il totale immobilismo del settore radiotelevisivo che dovrebbe essere servizio pubblico.

mercoledì 13 gennaio 2010

Giornalismo, in Italia e nel mondo

ROSARNO, IL VIDEO DELLA BBC TRASMESSO UN ANNO FA . - Finanza in Chiaro - Editoriali - Notizie - Borsa & Mercati

E' bello ogni tanto fare qualche considerazione non necessariamente sulla pubblicità (ma poi è sempre di tv di cui si parla) e quindi in questo video si può ammirare un servizio di chi un anno fa denunciava la situazione esplosiva di Rosarno. Peccato che il servizio sia stato fatto da un emittente inglese.
Lo spunto mi è venuto vedendo una rubrica che conduce il giornalista Massimo Gramellini nella trasmissione di Fazio, in cui si elencano in una classifica le notizie più importanti della settimana precedente. Sabato scorso, con enfasi, come era logico, al numero 1 i fatti di Rosarno (link). Il giornalista è bravo, preparato, colto. Perchè la classifica non la fanno al contrario qualche volta, denunciando prima quello che potrebbe accadere?
Che ne so, magari sulle carceri dove c'è una situazione esplosiva. Alla prima rivolta finirà al numero 1, scommetto. Dopo i fatti, però.

martedì 12 gennaio 2010

Giornalismo e Search Marketing

Questo articolo è parecchio interessante. Della serie il giornalismo si deve piegare alle logiche imposte dalla tecnologia e, soprattutto, del monopolista Google?
Fino a ora era facile infatti, nelle redazioni, salvarsi in calcio d'angolo rispetto al rigore calciato dalla pubblicità. Adesso la porta è sempre più grande e parare è difficile...

Un po' di novità in casa WPP

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lunedì 4 gennaio 2010

Era bello vendere lettori

Riporto questo articolo a firma "Insider" uscito su "il Manifesto" del 31/12. Ha fatto centro su tutta la linea, a mio parere.

"Per 15 anni gli editori italiani si sono permessi il lusso di ignorare la crisi che stava colpendo la carta stampata. La raccolta pubblicitaria andava a gonfie vele, la foliazione dei giornali si costruiva in base al carico di pagine portate a casa dalle concessionarie e le notizie andavano spesso a riempire i vuoti tra un annuncio e l’altro. La pubblicità dettava il ritmo, le redazioni si adeguavano e quando la richiesta degli inserzionisti diventava particolarmente pressante, ecco partire le produzioni dei supplementi speciali dedicati a qualsiasi cosa portasse fatturato. Era bello vendere lettori agli inserzionisti copiando la televisione commerciale. Del resto anche la Rai faceva lo stesso, con ottimi risultati. Il gioco funzionava e sembrava destinato a durare per sempre. Le concessionarie non dovevano neppure scomodarsi a visitare i clienti: stavano in attesa in ufficio, ad aspettare che il telefono squillasse. Anni d’oro, unici, irripetibili, in cui la gran parte dell’ editoria italiana ha progressivamente svilito i suoi prodotti. Con i fatturati pubblicitari in calo vertiginoso le redazioni sono diventate più che mai vulnerabili alle interferenze esterne. In passato erano i potenti di turno – dalla proprietà ai politici – a tempestare i direttori di richieste; oggi sono gli inserzionisti a lamentarsi per la pubblicazione di un servizio, per un titolo, per una presa di posizione. Se questa è l’informazione, se questo è il modello di business degli editori non stupiamoci della progressiva disaffezione degli italiani per la carta stampata."